TECNICHE DI COLTIVAZIONE E CONSERVAZIONE
Il territorio di Lusia, dove si produce il radicchio, è caratterizzato da terreni particolari, tipici della zona arginale del fiume Adige, che consentono una buona lavorazione con qualsiasi condizione climatica, garantendo un’adeguata permeabilità che favorisce lo scolo dell’acqua piovana.
La falda superficiale di Lusia si trova a un metro di profondità ed è mantenuta costante grazie ad un sistema di canali artificiali. Ciò permette una disponibilità di acqua per tutto l’anno per la quale si ottenere in ogni stagione un’ insalata con caratteristiche che la rendono tipica della zona di produzione.
Questi fattori consentono di diminuire gli interventi di irrigazione e di conseguenza la diffusione di marciumi, lasciando intatto il gusto fresco e la croccantezza tipici del radicchio, che lo fanno distinguere da prodotti di altre zone.
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Il fiume Adige, in località Lusia A questo proposito… … L’ azienda “Aglio” di Lusia , nella quale si producono e distribuiscono i prodotti della campagna polesana, è stata fondata nel 1955 da Primo Luigi Aglio e da tre generazioni si tramanda nel lavoro dei suoi successori: Gian Franco e Giordano, che oggi è il titolare. Giordano è stato intervistato da alcuni ragazzi dell’ Istituto Alberghiero, i quali hanno scoperto attraverso le sue parole delle curiosità sulla storia del radicchio e su come i precedenti titolari seminavano e coltivavano questo prodotto. |
Semina e coltivazione:
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Il nostro interlocutore ci ha riferito che i lavori iniziavano raccogliendo le radici (settembre-ottobre); si passava, quindi, alla semina nel vivaio. Il seme era pronto a luglio dell’anno seguente: si seminava, si preparava il vivaio, all’epoca con il “Caucho” (attrezzo di legno a punta, con manico rotondo, che si utilizzava negli anni ‘50 per il trapianto del seme); successivamente si toglievano le radici dal terreno e si trapiantavano (agosto). |
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A novembre e dicembre, avvenuta la raccolta del radicchio (il quale aveva un colore beige, variegato rosso e un gusto amarognolo) lo stesso andava messo in “busa” per farlo “sbiancare”(le foglie diventavano di un colore più chiaro); in questo passaggio prendeva un gusto amabile e croccante.
L’ambiente ideale per creare la “busa” erano le stalle. Il primo strato veniva fatto con il letame (per mantenere il calore), nel quale si mettevano il radicchio e la sabbia di Lusia (ricavata dall’Adige), queste operazioni venivano ripetute più volte fino a formare delle montagnole. Il tutto si ricopriva con della paglia bagnata.
In cucina questo tipo di radicchio veniva assaporato in gustose insalate. Solo così, in quell’ epoca era apprezzato.
Tutt’ora viene gustato preferibilmente allo stesso modo, in ricche insalate, perché ha un costo elevato ed è caratterizzato da una consistenza non adatta per altri tipi di preparazioni gastronomiche.
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Al giorno d’oggi sono rimaste due piccole aziende a Lusia che ancora producono il radicchio in “busa”, ma solo per scopo familiare. Infatti la coltivazione si è trasformata nel susseguirsi degli anni. Ora il radicchio viene seminato nelle serre delle grandi campagne; è sempre raccolto a mano, ma al posto della “busa” viene conservato negli appositi magazzini. |
Solo un elemento è rimasto lo stesso: la sabbia di Lusia.
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