Un proverbio recita “L'aglio è il farmacista del contadino”; ciò viene confermato dalle parole della Signora Maria Grazia Doardo, una mia compaesana, che ha accettato di rispondere ad alcune domande:

1) E' vero che l'aglio è “Il farmacista del contadino”?

Si, mio padre mi diceva che poteva essere assunto per curare i dolori reumatici, il catarro bronchiale, la febbre, l'influenza e la pressione alta.

2) Lei l'ha mai utilizzato per curare una di queste malattie?

No, perchè l'aglio ha la caratteristica di lasciare in bocca un odore un po' troppo sgradevole.

3) L'ha mai visto usare da altre persone, sempre nell'ambito curativo?

Ho conosciuto una ragazza alla quale per curare i vermi intestinali, i genitori davano da mangiare degli spicchi di aglio uniti con altri cibi per non farle sentire il sapore e l'odore.

…Oggi...

L' aglio la cui coltivazione, in particolare tra gli anni ’50 e ’80 dello scorso secolo, è stata un’ importante fonte di reddito per molte famiglie del territorio polesano, viene “festeggiato” in più occasioni. Una di queste si svolge nella località di Arquà Polesine (Rovigo) proprio nella fase finale di raccolta, alla metà del mese di luglio (quest’ anno il 18 e 19) all’interno del Castello Estense. Per il 2009 si è trattato della seconda edizione della “Festa provinciale dell’Aglio Polesano D.O.P.”, durante la quale sono stati presentati mostre/mercato, esposizioni (come quella dei trattori d’ epoca), degustazioni di piatti a base di aglio, come: “Spaghetti aglio e acciughe”, “Bruschetta con l'aglio”, ”Salsiccia con l'aglio cotta alla piastra” e “Salame con aglio polesano” e convegni sulla certificazione D.O.P., ricevuta di recente dalla Commissione Europea.

Si tratta di una “sagra” che ha lo scopo di far conoscere e apprezzare questo piccolo , ma importante, prodotto.

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Rovigo, P.za Vittorio Emanuele II

Stemma di Arquà pol.

Castello di Arquà Polesine

…Nella nostra scuola…

Da un interessante colloquio tenuto con la professoressa Natalia Previato, siamo venuti a conoscenza dell'importanza dell'aglio bianco polesano per gli abitanti della provincia di Rovigo. Le sue parole si rifanno a situazioni di circa 20,30 anni fa, quando la sua famiglia divenne imprenditrice in questo settore la cui attività, nel nostro territorio, era ricca fonte di guadagno (all'epoca il prezzo del prodotto era di 20.000 lire al quintale).

Coltivare l'aglio prendeva gran parte della giornata e comportava sacrificio; infatti lei e i suoi fratelli a volte dovevano rinunciare alla scuola per aiutare i genitori anche se, in verità, preferivano partecipare a questa attività piuttosto che frequentare le lezioni. Occuparsi in campagna dell'aglio era per i ragazzi divertente perché si trattava di un momento in cui tutta la famiglia si riuniva e stava insieme; durante l'epoca della raccolta, poi, molte persone venivano ogni anno assunte per aiutare; quindi non c'era mai il tempo per annoiarsi! La professoressa ricorda molti episodi della sua infanzia: ancora, mentre ci parla, le si illuminano gli occhi dalla gioia! Ci riferisce, ad esempio, che durante i primi sbarchi dei clandestini dall'Albania (agli inizi degli anni Novanta), due ragazzi furono assunti presso l'azienda di famiglia; si trattava di bravissime persone, con le quali, era nata una forte unione. Oppure di quando sua madre, per alleggerire la fatica del lavoro, verso le 16 portava nel campo 4 o 5 litri di tè per tutti quanti: quello era un piccolo momento di serenità! Ancora ci racconta di quando, dopo la raccolta, per evitare che venissero rubate, tutte le trecce d'aglio venivano portate a casa per farle essiccare. Il trasporto era effettuato su di un grande rimorchio in cui lei e i suoi fratelli si arrampicavano per far sì che non si perdessero per strada. Mentre passavano per la piazza del paese tutta la gente che si trovava nei dintorni li salutava con entusiasmo.

Era noto a tutti che l'aglio, dopo la raccolta, non poteva prendere acqua o umidità perché in quel caso si sarebbe rovinato e non sarebbe più stato commerciabile; così lo zio della professoressa ogni anno escogitava metodi differenti per provare a proteggerlo. Ad esempio formando delle alte piramidi o delle lunghe file d'aglio ricoperte da teli che, però, non sempre funzionavano perchè bastavano cattive condizioni meteorologiche (una brutta giornata di vento o, peggio, di tempesta ) perchè qualche parte del telo si rompesse e l'aglio si difettasse; quindi, addio guadagno! Ma anche per questo c'era un rimedio: il nonno sistemava l'aglio in piccoli mucchi al cui centro metteva le trecce più rovinate tenendo al di fuori quelle migliori: così gli acquirenti non se ne sarebbero accorti e l'avrebbero comprato allo stesso modo. Con i soldi ricavati, la professoressa e i suoi fratelli sono riusciti a pagarsi gli studi e a laurearsi.

Sempre il nonno ogni mattina mangiava uno spicchio d'aglio per tener regolata la pressione; affermava, inoltre, che se si veniva punti da qualche insetto come vespe o zanzare, un pò del succo di questo ortaggio sulla puntura faceva guarire perfettamente.

Tutt'ora, comunque, gli zii della professoressa coltivano e vendono aglio per il mercato.

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Attorno all'aglio ruotano molte “leggende. In tempi remoti, infatti, data l'indisponibilità di farmaci per curarsi, si usava solamente quello che la terra offriva in ogni determinata stagione. Ai bambini, per esempio, si metteva al collo una corona d'aglio perchè era un rimedio contro la teniasi o i funghi. L'aglio appunto, come raccontano i nostri nonni, era impiegato in diversi modi: ad esempio era utilizzato per curare il raffreddore; infatti ancora oggi, se capita che qualcuno presenti i sintomi di questo, si può sentir dire: ”Magna ajo, che el te passa” perché assumendo l'aglio durante il periodo di questa affezione, il tempo di guarigione si riduce. Sempre con l'aglio si curavano le verruche: si metteva mezzo spicchietto dove c'era la piaga, si avvolgeva con un pezzo di panno e si teneva lì per tutta la notte; l'operazione si ripeteva fino a che non si guariva; però bisognava usarlo con cautela, perché spesso capitava che facesse peggio! Con l'azione delle sue sostanze di composizione, infatti, tende a bruciare la pelle.

Alcuni proverbi e modi di dire polesani sull'aglio…

“El ze tirà come ea pee del ajo”: E' tirato come la pelle dell'aglio, per dire di una persona che è molto tirchia.

“Chi vole on bel ajàro lo pianta de Jenaro” : Chi vuole del bel aglio,deve piantarlo a Gennaio.

“A magnare on spigo de ajo, se spuza come a magnarghene na resta.” : Mangiando uno spicchio d'aglio,si puzza come averne mangiata una treccia.

...e dalle altre regioni italiane

“Chi vole l' aju grossu,de Natà sia ripostu”: chi vuole l'aglio grande, deve piantarlo a Natale. (Marche)

“O mortâ o sa sempre d'aggio”: il mortaio sa sempre d'aglio; chi ha un vizio non lo perde o prima o poi rivela le proprie inclinazioni od origini. (Liguria)

“Pestâ comme l'aggio”: picchiare come l'aglio e dunque forte e sodo. (Liguria)

“Fëo (o anche cattio) comme l'aggio”: fiero, forte (o cattivo) come l'aglio. (Liguria)

“Fâ mangiâ l'aggio a ûn”: far mangiare l'aglio a uno, farlo rodere per la rabbia, l'invidia o la gelosia. (Liguria)

“Chi 'n compra i ai al dè 'd San Zvan è puvratt tott l'an”: chi non compra gli agli il giorno di San Giovanni è povero tutto l'anno. (Bologna)

“L'aja l'è le spesiàri d'i paisan”: L'aglio è il farmacista dell'uomo di campagna (Piemonte)

...famose citazioni:

“E carissimi attori, non mangiate cipolle né agli, perchè dovremo emettere dolci fati”

William Shakespere, “Sogno di mezza estate”

“non è esagerato dire che la pace e la felicità cominciano, geograficamente, dove l'aglio viene usato per la preparazione del cibo.”

Marcel Boulestin, gastronomo francese

“...Ora prendi l'aglio, accarezza prima questo avorio prezioso, odora la sua fragranza irabonda, quindi mischiane le fettine alla cipolla ed al pomodoro finchè il colore della cipolla è uguale a quello dell'oro.

Intanto cuoci al vapore i gamberi dell'oceano con l'acqua chiara che fuoriesce dalle cipolle. Ora resta solo da lasciar cadere un fiocco di panna nella mistura, una rosa pesante, e quindi porta il tesoro lentamente sulla fiamma, a bollire: le essenze del Cile. Ed alla tavola vengono, appena sposati, gli aromi di terra e di mare, tali che in questo piatto si riconosce il paradiso...”

Pablo Neruda

 

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Categoria: L' aglio

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