In epoca preistorica, la gallina è stato uno degli ultimi animali addomesticati dall’uomo, come si evince dalla cartina qui riprodotta:

cartina

Durante il periodo greco e persiano venne diffuso l’allevamento del pollo, già presente in Egitto lungo la valle del Nilo e a Creta come commercio di animali esotici anzichè allevamento vero e proprio.

Lo testimonia un sigillo in steatite di Creta, datato1500 aC, in cui è rappresentato un gallo domestico L’Egitto intorno al1850 a.C., era collegato alla Mesopotamia e all’India da importanti scambi commerciali presso Tebe, In Egitto, è stata rinvenuta raffigurazione di pollo in un graffito eseguito su blocchi di pietra di un tempio a Medamoud -1840 aC- i quali recano il nome di Sesostri III (1878-1840 aC), della XII dinastia.

geroglifici

Dagli Annali Reali del Grande tempio di Karnak:
“uccelli di questa terra; essi ... ogni giorno”

 

galli

Raffigurazione del pollo nell’antico Egitto:

Sx: Testa di gallo domestico della tomba di Rekhmara a Tebe (1450 aC)
Dx: Gallo domestico dipinto su òstrakon della tomba di Tutankamen (1338 aC)

Un documento pittorico, che rappresenta la testa di un gallo domestico in un murale della tomba di Rekhmara - Tebe,1450 aC- ministro di Tutmosi III, raffigurava una processione di 50 persone appartenenti a razze diverse che recavano al Faraone un tributo costituito da scimmie, leoni, leopardi, giraffe e antilopi, e tra tutti questi animali si trovava l’immagine della testa di un gallo.

gallo

L’ostrakon della tomba di Tutankamen (1338 aC)

Un altro dipinto rappresenta anch’esso un gallo domestico su òstrakon proveniente dalla tomba di Tutankamen, e forse contemporaneo al funerale del Faraone avvenuto nel 1338 aC, molto somigliante al Gallus gallus. La terza immagine consiste in una coppa d’argento del regno di Seti II (1200-1194 aC) con incisa la figura di un gallo domestico del tutto simile a quello dell’ostrakon.

 

raffigurazione

Particolare della coppa d’argento del regno di Seti II (1200-1194 aC)
rinvenuta a Tell Basta - circa80 km a NE del Cairo

Sono incise due figure di uomini in abbigliamento egiziano, con una pianta di loto e un gallo in un piccolo sigillo in diaspro del VII secolo a.C. proveniente da Tharros, nel golfo di Oristano, il gallo fu il soggetto favorito dagli artisti in terrecotte sia Greci che Fenici attivi nella zona del Delta intorno al500 aC.

gallo

Raffigurazione di gallo domestico su papiro del periodo Tolemaico
databile intorno al III secolo aC.

Roma

Probabilmente ai Romani arrivarono i polli dalle colonie greche dell’Italia meridionale.

Potrebbe tuttavia essere possibile un’introduzione degli avicoli anche da nord. Infatti, su monete del Sannio e del Lazio del III secolo a.C. è raffigurato un gallo che ha più attinenza alla Gallia  che alla Grecia.

 

periodi

I polli francesi potrebbero essere stati allevati in Italia Centrale prima dell’arrivo a Roma dei soggetti greci (Peters, 1913).

I Celti  giunsero in Francia con migrazioni successive fra il 700 e il400 a. C. installandosi anche nel Galles.  i Romani chiamarono Galli queste popolazioni, giunte anche in Italia settentrionale. grazie ai Fenici il pollo era stato diffuso in Francia lungo le coste settentrionali e occidentali prima della dominazione romana

Essendo i Galli della Britannia Ai tempi di Cesare strettamente imparentati con quelli della Gallia, visti i costumi e le credenze religiose, non si può escludere che il pollo sia stato introdotto in Francia e in Britannia anche dall’Est europeo per opera dei francesi, popolando così le  foreste con un pollo dai tratti diversi da quello della costa atlantica e mediterranea.

I Romani conoscevano le tecniche d’allevamento e del capponaggio. Ne possedevano molti tipi e varietà. Lo utilizzarono per l’alimentazione e per i combattimenti d’arena, ma anche a scopi religiosi, superstiziosi e divinatori. Infatti veniva usato come “oracolo”durante le battaglie e i Sacerdoti insegnavano ai Condottieri il modo di consultare i polli prima della battaglia.

Fra le tante modalità, una consisteva nell’osservare i polli nel momento in cui inghiottivano il pastone: se lasciavano cadere qualche briciola dal becco, l’esito della battaglia sarebbe stato favorevole. In caso contrario sfavorevole. In realtà i Sacerdoti lasciavano i polli affamati oppure li facevano mangiare molto.

Un pollo affamato si buttava con avidità sul pastone e quindi che, beccando avidamente, lasciava cadere alcune briciole. I responso era quindi molto arbitrario.

 

Un testo molto importante è il Rerum Rusticarum libri III, scritto da Varrone( Rieti,116 a.C.), quando aveva ottant’anni.

Il I libro tratta de agri cultura, il II de re pecuaria - allevamento del bestiame - il III de villaticis pastionibus, gli animali da cortile. Altro importante autore è lospagnolo Columella, nato a Cadice nel I secolo d. C., attivo a Roma durante il periodo di  Nerone e per noi hanno importanza i 12 libri integrali del De Re Rustica, in cui viene trattato l’allevamento degli animali.

Per  Columella vi sono tre animali da allevare: la gallina da cortile, quella che si vede in quasi tutte le fattorie; la gallina selvatica, molto simile alla gallina da cortile e oggetto di caccia da parte degli uccellatori; l’Africana, nota con il nome di Numidica. Columella fa riferimento alla tecnica d’allevamento dagli abitanti dell’isola di Delo,  i primi nel Mediterraneo a dedicarsi a quest’attività,  e quali preferivano razze dalla rapida accrescita corporea e battagliere, come quelle di Tànagra e di Rodi. I Romani erano invece interessati ad animali che offrissero all’allevatore un  tornaconto economico. Columella mette in rilievo la complessità dell’attività avicola, con lo sviluppo di razze specializzate, analizzando le tecniche di allevamento, le criticità degli allevatori, i problemi di commercializzazione e i costi di produzione. Oltre alle razze di Tànagra e di Rodi,  preferite dagli allevatori di Delo, anche quelle di Calcide e della Media, ottime combattenti, ma pessime covatrici.

Columella preferiva invece i polli autoctoni che avevano tutte le caratteristiche della Livorno (eccetto che per il numero delle dita dei piedi): galline buone fedatrici, corpo robusto e quadrato, petto ampio, testa grande, cresta eretta e rossa, orecchioni bianchi, con cinque dita, in quanto sono le più prolifiche; galli con cinque dita e dalle creste alte e sanguigne, non pendule, orecchioni molto grandi e ultracandidi, bargigli rossi.

Quindi, probabilmente, il pollo raggiunse la “romanità” arrivando da due differenti aree geografiche.

mercurio

Mercurio
Il dio dei mercanti in questo caso porta il sacchetto dei denari nella mano sinistra;
manca il maiale, ma è presente il gallo, anch’esso animale sacro a questa divinità.

 

pompei mosaico

Pompei, Casa del Fauno, mosaico

La storia della gallina nel nostro territorio polesano ha origini molto antiche, infatti era già allevata nel periodo etrusco e romano come testimonia il libro sulla  Centuriazione Romana frutto del lavoro del Gruppo Archeologico di Villadose “…Anche l’allevamento del pollame era abitualmente praticato nelle fattorie tanto che Columella ci dà una dettagliata descrizione di come avrebbe dovuto essere organizzato il pollaio di una cascina. Erano comunemente allevati i polli, le anatre e le oche importanti sia per la produzione di carne che di uova…”

 

Se la dottrina pitagorica che si fondava sulla metempsicosi, escludeva uova e carni, non così per i romani che consigliavano  “ PER RENDER DOLCE LA CARNE SALATA. Prima la cuocerai nel latte e dopo nell’acqua”, (De re coquinaria, Apicio, I secolo d. C.).

 

Nel “Satyricon” si fa riferimento ad “una complicata composizione formata da un cesto in cui c’era una gallina di legno con le ali aperte a ventaglio, come fanno quando covano. Subito entrarono due schiavi che al suono  di una musica stridula si misero a frugare nella paglia e tirarono fuori delle uova di pavone che distribuirono ai convitati. A questa scena Trimalcione (un ricchissimo e volgare liberto) girò la testa e disse: “Amici, ho fatto covare uova di pavone alla gallina, e perciò ho paura che abbiano già fatto il pulcino.  Vediamo comunque se sono ancora buone da mangiare”.  In questo banchetto l’autore dell’opera, Petronio Arbitro, vuole mettere in evidenza  la cafoneria e l’esibizionismo dei nuovi ricchi, con l’accurata descrizione delle magnificenti portate.

Dopo la caduta dell’Impero Romano (gli ultimi reperti ritrovati della loro presenza risalgono al II secolo d. C.), il territorio di Rovigo e Adria ritornò ad essere un territorio umido, colmo di corsi d’acqua non sempre controllati e spesso tracimanti, ricoperto di boschi, adatto quindi alla pesca e alla caccia.

“Le galline ed i polli grassi, che non siano stati allevati artificialmente, sono adatti purchè durante l’inverno vengano uccisi due giorni prima dell’uso e, nel periodo estivo

, soltanto la sera prima, in quanto frollati si mangiano meglio, soprattutto i petti e le ascelle dei medesimi, parti queste che producono umori migliori e buon sangue…” dall’epistola De observatione ciborum indirizzata nella prima metà del VI secolo dal medico Antimo al re dei Franchi Teoderico.

Bisognerà aspettare il Basso Medioevo per avere, grazie alla presenza dei Vescovi della Diocesi di Adria-Rovigo, o dei frati Benedettini (ad esempio a Grignano), la bonifica dei terreni, con opere di  canalizzazione e arginatura.

Durante il periodo della Serenissima diventerà luogo di conquista da parte delle grandi famiglie veneziane che vi costruiranno le loro ville coltivando e amministrando quell’entroterra che ancor oggi, nella toponomastica, riporta i nomi dei signori veneziani: Tron, Lion, Venier, Contarini, Tiepolo…

Fra il XIV e il XVI secolo vengono definiti gli stili di vita dei vari gruppi sociali, ad esempio le leggi suntuarie che dovevano controllare i comportamenti e i consumi “privati”, queste servivano non solamente per un controllo di ordine morale, ma soprattutto per un controllo di tipo sociale e politico. Un decreto del 1562 della Repubblica di Venezia, intimava che “a cadaun pasto di carne non si possi dar più che una man (portata) di rosto, e una di lesso, nella qual non vi siano più di tre sorte (tipi) di carne, ovver polli”.

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