Nell’iconografia cristiana il pollo assume il significato di vittima sacrificale, come il Cristo, appare infatti in banchetti sacri oppure  profani, con scene di cucina, di mercato e nelle nature morte italiane e fiamminghe del ‘600 e del ‘700.

Bosch

Hieronymus Bosch, La Gola, da I sette peccati e i quattro novissimi, 1475-1480 circa, Madrid, Prado.

In questo dipinto oltre alle carni del maiale, simbolo del peccato di gola, sotto forma di zampetto, e della salsiccia, sulla parte sinistra, vicino alla comoda, riferimento alla fine di tanto cibo, vi è l’ingresso di una donna recante un pollo su un vassoio.

 

Bartolomeo Passarotti, Le venditrici di pollame, 1577 circa, Firenze, fondazione Longhi

La scena di mercato ha un riferimento lascivo con allusioni sessuali: la donna anziana e il galletto sono la metafora della baldanza giovane e virile, che si può cogliere nell’accostamento equivoco fra il galletto e la donna vecchia, mentre in contrapposizione a queste due figure vi sono la donna giovane con un’abbondante scollatura che ha in braccio un tacchino mentre guarda lo spettatore con un’espressione ammiccante.

Il quadro nel suo insieme ha un valore di insegnamento perché ricorda che i piaceri  e la gioventù sono effimeri
passarotti

 

claesz

Pieter Claesz, Natura morta con pasticcio di tacchino, 1627, Amsterdam, Rijksmuseum.

Questo quadro fiammingo presenta una natura morta con molti cibi tipici della gastronomia del Nord, anche se i pasticci di carne erano presenti comunque nel Rinascimento. Il tacchino, che proveniva dal Nuovo Mondo, fu importato in Spagna nel ‘500 e venne poi diffuso nel resto d’Europa. Gli animali venivano spennati, arrostiti e quindi ripiumati per essere presentati a tavola. Molto spesso erano solamente decorativi e non venivano mangiati. Il fiore d’arancio che il tacchino tiene nel becco può alludere a un matrimonio, come pure le ostriche, da sempre ritenute un cibo afrodisiaco, alimento tipico dei Paesi Bassi.

 

Giuseppe Arcimboldi, Il giurista, 1566, Stoccolma, Nationalmuseum.

Fra i dipinti di Arcimboldo dedicati ai lavoratori della Corte c’è il Giurista del 1566 dal ributtante volto formato da pezzi di pollo, una quaglia spennata e una coda di pesce, ritenuto il ritratto satirico di Calvino. 

Il quadro rientra nella produzione legata alla sua lunga permanenza - dal 1562 al 1587 - alla corte degli Asburgo a Vienna e Praga, al servizio prima di Massimiliano II e poi di Rodolfo II, astrologo, alchimista e cultore di scienze naturali. le sue funzioni a corte furono molteplici: pittore ritrattista, ideatore, scenografo e costumista di feste; responsabile dell'arricchimento della Wunderkammer di corte (la "stanza delle meraviglie" che riuniva "naturalia" e "artificialia"); disegnatore e illustratore scientifico di piante e animali. 

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Michelangelo Merisi detto il Caravaggio, La cena in Emmaus, 1596-1602, Londra, National Gallery

In quest’opera, l’unica di  Caravaggio che ha come pietanza un pollo, probabilmente cotto allo spiedo, simboleggia l’idea di Cristo come vittima sacrificale; il canestro di frutta invece, in accordo all’esegesi, rappresenta le Sacre Scritture: i frutti, nutrimento dello spirito, sono gli insegnamenti dell’Antico e del Nuovo Testamento; il vino che rimanda al sangue di Cristo; l’’acqua, trasparente nella bottiglia di vetro, rappresenta l’anima immacolata del Maestro, il suo insegnamento è come acqua per l’assetato. Infine il pane, che ha il significato eucaristico del corpo di Cristo e rimanda al racconto della cena in cui Cristo rivelò la sua vera identità con la benedizione del pane e del vino come nell’Ultima Cena.

 

David Teniers il Vecchio, La ricca cucina, 1644, L’Aia, Mauritshuis.

Durante il 1500 viene creato una distinzione fra il luogo del banchetto e quello della cucina. Questa diventa più spaziosa e struttura diversamente: il vero spazio della creazione gastronomica. La rappresentazione di questo parte della casa, o meglio del palazzo, diventa un soggetto pittorico molto frequente perché l’abbondanza delle provviste alimentari (cottura allo spiedo di carne, cigni ripiumati dopo la, conigli, selvaggina… pane, frutta, pesce…) diventa la celebrazione dell’abbondanza stessa e il piacere viene affidato ai sensi.

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Leandro Bassano, Lazzaro e il ricco Epulone, 1590-1595 circa, Madrid, Prado.

Nella parabola evangelica il ricco Epulone viene condannato all’inferno mentre il povero Lazzaro avrà la beatitudine del Paradiso. Nel quadro di Bassano viene rappresentato il momento in cui Epulone circondato da siffatta ricchezza e abbondanza, non ha pietà del povero Lazzaro e gli rifiuta la carità di un pezzo di pane. Il soggetto è frequentemente citato nei palazzi gentilizi dovendo insegnare la moderazione con il cibo e la carità verso gli altri.

 

Jan Bruegel il Vecchio, L’udito, il tatto e il gusto, 1616-1618 circa, Madrid, Prado.

L’abbondanza delle carni, della frutta e della verdura di ogni tipo, sparpagliate per ogni dove, suggeriscono il senso del gusto e la mancanza di freni ai piaceri, con una sensualità  sottintesa dalle ostriche; la vanità  e la bellezza effimera dal pavone ripiumato rimandano al senso del tatto e il suonatore di liuto che rallegra il convito con la musica, al senso dell’udito.

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Pieter Aertsen, Fuga in Egitto, piccola macelleria, 1551, Uppsala, Universiter Konstsamling

In questo dipinto fiammingo l’episodio della Fuga in Egitto è in secondo piano rispetto al ricco buffet.  La carne macellata oltre a significare l’abbondanza richiama il simbolo della figura di Cristo,  vittima sacrificale per la Redenzione dell’umanità.

 

Georg Flegel, Natura morta con fiori, 1630 circa, Stoccarda, Staatsgalerie

Il genere della natura morta, così di moda nel Seicento, trova la sua piena affermazione nella destinazione alla committenza privata in tutta Europa ed in particolare a Roma e nelle città dei Paesi Bassi. Le caratteristiche composizioni di fiori e frutta vengono accostate al tema della tavola imbandita.  Ecco così che in questo quadro oltre all’insalata (simbolo di penitenza), alle olive (ulivo simbolo di pace) e alle ciliegie (frutto paradisiaco), il pollo arrostito, che fa riferimento al Cristo (vittima sacrificale), e la clessidra, ovvero la fugacità della vita e dei piaceri effimeri.

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