Stretto è il legame fra la religione e l’arte, molto spesso manifestazione delle credenze, delle superstizioni e dell’immaginario più che di una fede vera e propria. Ecco alcuni esempi che vanno dagli antichi ebrei, ai primi cristiani, a quelli del Medioevo, alle festività dei Santi del calendario cattolico.

Lo sviluppo dell'arte presso gli antichi israeliti è stato fortemente condizionato dalla proibizione religiosa di raffigurare la divinità, più volte ribadita nei libri della Bibbia, per impedire il diffondersi dell’idolatria. Non vi sono quindi sculture  e pitture a causa di questa proibizione; rimangono alcune manifestazioni delle arti minori, come il rilievo su sigilli e quello su placche d'avorio. I sigilli, appartenenti al tipo da imprimere, non da rotolare, risentono dell’influenza egiziana sia nella forma scaraboide sia nella maggior parte dei motivi figurativi: grifi, sfingi, dischi solari alati, ma anche per esempio un gallo e un leone.

 

Inizialmente le galline furono addomesticate per le loro uova. Si trovano conferme a questo in documenti romani e greci del V sec. aC. I galli invece erano addestrati per la lotta, uno sport popolare a quell’epoca. Solo nel II sec. a.C. i polli divennero un cibo diffuso a Roma e, forse, anche in Palestina.

sigillo in onice

Fig. VIII. 11 - Sigillo in onice di Iaazania
Trovato a Mizpa, in Israele, risale al VI secolo aC

Il pollo fu noto in Palestina a partire dal VI secolo aC, quando ormai l’Egitto lo allevava in modo intensivo. Le notizie storiche, confortate da reperti ossei, depongono per un impiego esclusivamente sportivo. Pare certo che l’introduzione del Bankiva tra i figli d’Israele fu merito dei Fenici, i lascivi conterranei adoratori del dio Baal.

Il pollo era noto agli abitanti dell’Antica Giudea almeno 600-700 anni prima di Cristo. Gli scavi effettuati a Gibeon, presso Gerusalemme, hanno portato alla luce incisioni di tale epoca raffiguranti gallinacei il cui tipo non può essere determinato; altri reperti sono costituiti da sigilli con galli risalenti al periodo della prima distruzione del Tempio avvenuta nel587 aC. Si può ritenere che in prevalenza fossero combattenti, talora raffigurati con doppio sperone per enfatizzarne l’abilità.

mosaico

Roma, villa di Livia, mosaico a pavimento, uccello
 

Dal 1982 la Soprintendenza Archeologica di Roma conduce indagini nella Villa di Livia, denominata dalle fonti antiche 'ad gallinas albas', in ricordo di uno straordinario evento occorso a Livia, sposa di Ottaviano Augusto, mentre si recava nei suoi possedimenti: “…a Livia Drusilla…un’aquila lasciò cadere dall’alto in grembo…una gallina di straordinario candore che teneva nel becco un ramo di alloro con le sue bacche. Gli aruspici ingiunsero di allevare il volatile e la sua prole, di piantare il ramo e custodirlo religiosamente. Questo fu fatto nella villa dei Cesari che domina il fiume Tevere presso il IX miglio della Via Flaminia, che perciò è chiamata alle Galline; e ne nacque prodigiosamente un boschetto. (Plin. nat. XV, 136-137).

In Francia, a Plaincourault, una località del dipartimento dell'Indre (regione del Berry) quasi al confine con il dipartimento di Vienne (regione del Poitou), lungo la strada che congiunge Ingrandes con Mérigny, nella valle del fiume Anglin, si trova una piccola cappella  a circa trecento metri di distanza dal castello di Plaincourault. Il complesso fu costruito dai Cavalieri di Malta di ritorno dalle Crociate. Lungo le pareti della navata della chiesa vi sono ancora raffigurati animali fantastici e la scena di una volpe che suona un violino per attirare una gallina: secondo il simbolismo cristiano di quei periodi, la volpe rappresenterebbe il diavolo e la gallina il fedele debole e ingenuo.

Molte sono le tradizioni venete legate alla venerazione dei Santi ricorrenti e corrispondenti a giorni o periodi dell’anno solare, come da calendario

Il 2 gennaio, festa di S. Bovo patrono di buoi e bovari  e in generale degli animali…Da guerriero nel X secolo in lotta contro i Saraceni diventò un santo magico, caricato di significati diversi, residui di culti agrari precristiani, Saturnali romani, secondo tale pratica gli animali riposavano da Natale fino al 2 gennaio e nessun bovaro li avrebbe tirati fuori di stalla e aggiogati per i piccoli lavori campestri se prima non avessero mangiato sale, pane e fieno che ogni capofamiglia aveva personalmente portato alla Messa del mattino perché il parroco li benedicesse…”

…”nell’alto Polesine, il parroco passava nei giorni seguenti a benedire le stalle e a ricevere il consueto riconoscimento di una o due uova per la prestazione sacra…”

“…Si raccontava che alla sera di capodanno il santo fosse piombato all’improvviso come un fantasma nella stalla dove le donne stavano filando, in aperta violazione della legge sacra del riposo del riposo ed avesse gridato loro in faccia come castigo: S. Bovo xe de dì/ s. Bovo xe de note/ mora le galine / con tute le filastre (S. Bovo è di giorno/ s. Bovo è di notte/ muoiano tutte le galline/ con tutte le filatrici). Codeste, terrorizzate per una minaccia tanto tragica, avrebbero gridato: Tute le galine / fora ch’el galo(tutte le galline/ fuorchè il gallo), nella speranza di salvare anzitutto se stesse e poi il re del pollaio, il gallo da semenza.”

Anche la festa S. Antonio abate, o s. Antonio del fogo (del fuoco), che cade il 17 del mese di gennaio, è molto sentita, come canta il detto popolare: S. Antonio al diciassette/ che le stalle in festa mette. /  Mette in festa anche il pollaio/ nel rigore del gennaio. Il culto è di pieno Medioevo, diffuso in Europa dopo il Mille. Lunga e complicata risulta la storia del suo patrocino sugli animali. …egli era invocato come patrono e guaritore del “fuoco sacro”…

Il 14 febbraio invece,  si festeggia s. Valentino. ..Il ghiaccio è così leggero che Da s. Valentin/ tien su un gardelin o un pulzin (Da s. Valentino/tiene su un uccellino o un pulcino); Da s. Valentin governa l’ortesin; fiorisse ‘l spin; l’ovo en tel cassetin (Da s. Valentino sistema l’orticello, fiorisce il rovo; nel pollaio le galline diventano ovaiole)…

Aprile è il mese di semine.  I vecchi suggeriscono di fare attenzione alla luna, al crescer di luna, tra la fine di marzo e metà aprile. Ci si  accorge se la luna è crescente, guardandone a sera la gobba: Gobba a ponente/luna crescente. E all’opposto: Gobba a levante /luna calante, cioè luna pericolosa e triste. Di luna calante bisogna seminare il radicchio perché non vada in galo, cioè in semenza.

Ma non si devono mettere a covare le uova perché resteranno ciare (chiare, non )e non nasceranno i pulcini…

Ad agosto invece Il primo de agosto/ le anare se mete a rosto (Il primo di agosto/ si mettono ad arrostire le anatre).

Per concludere il calendario, Novembre che “da sempre è mese di nebbie, di brumeste e di acque alte in  laguna. La nebbia, o meglio la nibia o meglio ancora il caligo, autentico termine latino conservato nelle nostre campagne, vien su dalla terra che fuma, dalla laguna in acqua bassa, appena cessa di tirar lo scirocco e, al suo posto, spira tagliente il garbin, il vento che vien da ponente, dal Garda donde ha preso il nome. Il garbin è fastidioso e porta nebbia. Essa salirà nella notte, quando sulle tarde ore della sera i galli cantano.

Mandano uno squillo rauco verso le dieci da un pollaio lontano. Vi risponde da un altro, poco dopo, un altro gallo, arrochito esso pure. Un terzo segno riecheggia verso le undici, più breve, più rapido, seguito dalle risposte dell’amico che ha ricevuto il messaggio. E’ l’invito alle galline di star bene coperte per difendersi dall’umidità imminente…”

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