Il pane è stato  un importante strumento politico usato dai governanti per mantenere il consenso dei sudditi o dei popoli governati. Gli imperatori romani avevano capito che per evitare rivolte della plebe e mantenere l'ordine, bisognava assicurare l'approvvigionamento di grano , soprattutto per gli abitanti delle grandi città. Si provvedeva a tenerne scorte in magazzini pubblici, e, quando queste si esaurivano per effetto di scarsi raccolti e conseguenti carestie, si mandavano emissari ad acquistarne in Paesi anche molto lontani, a volte a spese degli stessi imperatori, purché non venisse mai a mancare. Assicurare al popolo “panem et circenses”, (pane e giochi nei circhi), raccomandava Giovenale, era buona norma per restare al potere.

pane

Quando il pane mancava si profilavano gravi problemi e non solo per il popolo.

Tutti ricordiamo la frase pronunciata da Maria Antonietta, moglie del re francese Luigi XVI,   che informata del fatto che il popolo aveva fame e chiedeva pane, la regina disse: "Se non hanno pane, che mangino le brioches!"  Poco tempo dopo, però,  scoppiava la Rivoluzione francese. La cinica frase di Maria Antonietta è usata ancor oggi come esempio di distanza fra i governanti e il popolo o per attirare l'attenzione sulle ingiustizie sociali.

Il prezzo del pane è stato dunque un elemento decisivo in ambito politico. Se aumentava, la popolazione diventava irrequieta e iniziava a protestare contro il governo. Lo stesso Napoleone istruiva così i suoi ministri: "Mi auguro che il popolo abbia il suo pane abbondante, buono, economico”.

Anche se i governanti avevano capito molto bene la necessità di  prestare attenzione all'approvvigionamento del  grano non sempre lo facevano o ci riuscivano. Un episodio fra tanti,scelto a dimostrazione delle violente rivolte del popolo per mancanza di pane, è quello ben raccontato da Alessandro Manzoni ne “I promessi sposi”: i rivoltosi  milanesi  assaltarono i forni per procurarsi pane e farina nel 1630. pane

Per arrivare a tempi più vicini ai nostri, ricordiamo quando con l'avvio del nuovo Regno d'Italia e l'istituzione di una nuova moneta, furono  deliberate nuove regole sul   peso del pane, calmierato a 16 libbre, da vendere a 20 centesimi  il pezzo. Alle consuete difficoltà  economiche  si aggiunse, nel 1868, una nuova tassa sul macinato, istituita dal Ministro delle finanze, Quintino Sella,  per  pareggiare il deficitario bilancio nazionale. Questa tassa provocò una rivolta generale, passata alla storia come "i moti del macinato".

Si trattava del pagamento di lire 2  per ogni quintale di frumento portato al mulino e lire 1 per il frumentone, con la possibilità alternativa di  pagare "in natura", lasciando al mugnaio una porzione di cereali dello stesso valore dovuto. Ma gli abusi da parte di mugnai e agenti delle tasse erano frequenti, perché, nonostante  i severi  richiami governativi, c'era sempre chi approfittava del fatto che contadini e braccianti che si recavano al mulino non sapevano leggere, né scrivere né far di conto e quindi non potevano controllare l'esattezza  di quanto veniva loro richiesto.

La tassa sul macinato fu uno degli espedienti con il quale il ministro delle Finanze, Quintino Sella, riuscì a portare in pareggio il bilancio dello Stato oberato dai costi delle troppe guerre che l’Indipendenza del Paese aveva richiesto. La rivolta dei contadini fu violenta, dalle campagne i tartassati si ribellarono all’iniqua imposizione che colpiva un bene primario come il pane.

pane pane

Il balzello fu abolito soltanto dopo 15 anni, nel 1884.

Un anno tra i più difficili fu il 1898, a cominciare dai mesi di gennaio e febbraio, a causa di una carestia che interessò tutta l'Italia. Non si trovava più grano e farina, se non in piccole quantità e  a prezzi altissimi. A livello nazionale  si arrivò a proclamare la legge marziale, e a Milano all'esercito fu dato l'ordine di sparare su una folla di dimostranti disarmati e affamati. Si contarono decine di morti.

pane

Altro lungo periodo di carenza di pane si verificò all'avvio della prima guerra mondiale, dal 1914 al dopoguerra e fino all'instaurazione del fascismo. Anche in quel periodo si tentò di procurare il pane a chi era in situazione di grave bisogno. A Bologna è ricordato il sindaco del tempo, Francesco Zanardi, che fu detto "il sindaco del pane", perché istituì rivendite di pane e altri alimenti  a prezzo di costo. Seguirono un po' dovunque Cooperative di consumo sempre con lo stesso fine di  ovviare agli alti prezzi dei generi alimentari. In Svizzera il pane arrivò sui manifesti delle campagne elettorali e fu utilizzato dai partiti politici per i propri scopi soprattutto negli Anni '30.

Anche nel periodo fascista, nonostante la "battaglia del grano" proclamata dal "Duce" per incentivare la produzione di questo fondamentale cereale e coprire il fabbisogno nazionale, l'approvvigionamento e la gestione furono sempre problematici.

Ancora  la mancanza di pane si fece sentire nel periodo della seconda guerra mondiale, tra il 1940 e il 1945, quando la farina bianca  veniva distribuita col contagocce, presentando le tessere del razionamento.  In quel periodo, in particolare nell'estate del 1944, si attuò anche  l'ultima tragica "battaglia del grano", combattuta  dalla Resistenza che voleva impedire  che il grano trebbiato nelle aie dei contadini finisse nelle mani degli occupanti tedeschi, che sorvegliavano e presidiavano armati  i lavori, insieme ai militi della Repubblica di Salò. Non mancarono i morti, da ambo le parti.

Categoria principale: Prodotti
Categoria: Il pane

Per informarsi

I.P.S.S.A.R.
Istituto Alberghiero di Adria
via Aldo Moro 1 45011 ADRIA (RO)
Tel. 0426900220/221
Fax 0426900866


Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.