Il lancio del riso al matrimonio: un’usanza diffusa

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Lanciare il riso verso gli sposi al termine della cerimonia nuziale, sul sagrato della chiesa o all'uscita dal comune in caso di matrimonio con rito civile, è una tradizione con la quale si augurano agli sposi tanta abbondanza, benessere, prosperità e fertilità.

Esistono diverse interpretazioni per quanto riguarda l'origine di questo comportamento. C'è chi sostiene che sia collegato all'abitudine di alcune tribù primitive di consumare del riso durante il matrimonio (per distogliere l'attenzione dei cattivi spiriti dagli sposi): chi afferma che derivi da un'antica leggenda cinese che riferisce di quando il Genio Buono, alla vista dei contadini colpiti da una grave carestia, mosso a pietà chiese loro di irrigare i campi con l'acqua del fiume in cui egli perse i propri denti. L' acqua trasformò i denti in semi, dai quali germogliarono migliaia di piante di riso, che sfamarono l'intera popolazione. Da allora esso divenne simbolo di abbondanza e prosperità e lanciarlo agli sposi significava augurare loro un futuro di felicità e soddisfazioni. C'è chi ritiene invece che il lancio del riso abbia origini Romane. Si dice che a Roma per tradizione si lanciasse del grano sugli sposi, sempre per auspicio di fertilità; esso fu poi sostituito con il riso in quanto divenne più reperibile; ma tale ipotesi è meno certa rispetto a quella del grano.

Il riso utilizzato per il matrimonio è in genere di colore bianco, ma alcune coppie di sposi decidono di ricorrere al "riso colorato", disponibile in commercio. Questo perchè ha un maggior effetto scenografico nelle foto e nei video di nozze; oltretutto non macchia i vestiti degli sposi, soprattutto in caso di pioggia. Spesso il riso viene distribuito agli invitati in appositi contenitori (coni, borsette, sacchettini portariso) acquistati o addirittura creati a mano dalla sposa stessa. Il tradizionale chicco può essere, comunque, rimpiazzato dal lancio di coriandoli e di petali di fiori colorati.

- Le mondine

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Quella delle mondine è stata un' attività bracciantile del passato svolta pressoché in via esclusiva da donne (il 75% degli occupati), poiché non richiedeva forza fisica. Essa aveva per oggetto la monda del riso. Il lavoro era estremamente duro - poiché veniva svolto, per molte ore consecutive, con la schiena curva e le gambe immerse in acque melmose e malsane - e diffuso nelle campagne del Piemonte, della Lombardia, del Veneto e dell’Emilia Romagna, fino alla metà del Novecento. Per fare le mondine molte giovani donne partivano da casa per stabilirsi in un altro luogo. L’attività si svolgeva per 40 tremendi giorni all’anno: dalla fine della primavera, nel mese di maggio, le mondine stavano immerse nell’acqua fino al ginocchio, con le braccia e le mani bagnate, soffrendo il freddo; nei mesi di giugno e luglio dovevano sopportare un caldo eccessivo, le malsane esalazioni delle zone d’acqua in cui lavoravano, gli insetti e i vermi. Caldo e freddo, posizioni che creavano indolenzimento, gambe macerate dal bagno prolungato, febbri malariche, alimentazione deficitaria, abitazioni povere rendevano le risaiole precocemente vecchie.

Canzoni delle mondine

A testimonianza della durezza della loro situazione lavorativa, vogliamo riportare alcuni testi di canzoni che queste donne avevano come unica compagnia nelle lunghe ore impegnate e come sfogo per le faticose e dure condizioni a cui erano sottoposte.

BELLA CIAO DELLE MONDINE

Questa mattina mi sono alzata
O bella ciao, bella ciao
Bella ciao, ciao ciao
Questa mattina mi sono alzata In risaia mi tocca andar
E tra gli insetti e le zanzare
O bella ciao…
E tra gli insetti e le zanzare
Un dur lavoro mi tocca far
O mamma mia o che tormento
O bella ciao…
O mamma mia o che tormento
Io mi sento di morir
Il capo in piedi col suo bastone
O bella ciao…
Il capo in piedi col suo bastone
E noi curve a lavorar
Oh mamma mia, o che tormento
O bella ciao…
Oh mamma mia o amore mioIo mi sento di morir
Ma verrà un giorno
Che tutte quante O bella ciao…
Ma verrà un giorno
Che tutte quante Lavoreremo in libertà !!!

ANCHE PER QUEST’ANNO RAGAZZE CI HAN FREGATO

Anche per quest’anno ragazze ci han fregato
Con tutte le sue chiacchiere in risaia ci han mandato
E noi povere donne ci tocca lavorar
Per mantenere i ricchi al suo paese a passeggiar
Ci sono dei padroni che sono un po’ incoscienti
Comandano, bestemmiano con la bava fra i denti
Dicendo: queste donne lavor non lo san far
Dovrebbero far presto come il treno a camminar
Se si parla del trapianto, l’èuna cosa da spavento
Lor voglion le file dritte anche se siamo in duecento
Se c’èuna povera donna che la si sente mal
Van col rallentamento per portarla all' ospedal
E tutto quel sudore che noi quaggiù perdiam
Saranno poi le lacrime dei figli che noi abbiamo
Grideranno: mamma vogliamo da mangiar
Allora lotteremo per lavoro e libertà
C’èpoi un’altra cosa da fare ben presente
Con pane riso e vitto non si capisce niente
E riso e sempre riso con acqua in quantità
E quelli la’ al governo coi signori a consolar

MAMMA MIA DAMMI CENTO LIRE

Mamma mia dammi cento lire
Che in america voglio andar
Mamma mia dammi cento lire
Che in america voglio andar
Cento lire io te le do
Ma in america no no no
Cento lire io te le do
Ma in america no no no
I suoi fratelli alla finestra
Mamma mia lasciala andar
I suoi fratelli alla finestra
Mamma mia lasciala andar
Quando fu in mezzo al mare
Il bastimento l’è affondà
Quando fu in mezzo al mare
Il bastimento l’è affonda

Cinematografia:

Ricordiamo, infine, il più famoso contributo reso dalla cinematografia italiana alle vicende lavorative di queste ragazze e donne che tanto hanno sofferto: “Riso amaro”, film del 1949 di Giuseppe De Santis con Silvana Mangano, Vittorio Gassman e Raf vallone la cui vicenda si svolge sullo sfondo realistico del duro lavoro nelle risaie e della povertà in cui viveva la gente dell’epoca.

 

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