PRODOTTO NELLA LETTERATURA

Nelle “Maccheronee” di Teofilo Folengo, poeta italiano vissuto a cavallo tra il ‘400 e il ‘500 e maggiore esponente della poesia maccheronica, si ha notizia di una zucca leggendaria talmente grande da essere considerata patria di poeti, cantanti, astrologi e negromanti.

La zucca appare nella commedia di Carlo GoldoniLe baruffe Chioggiotte”; qui il barcaiolo Tòffolo mostra il suo interesse per Lucetta offrendole una fetta di “zucca barucca”(rugosa dalla scorza piena di verruche) arrostita al forno.

Presentiamo qui di seguito uno stralcio dell’opera:

LUCIETTA: Oe, bondì, Tòffolo.
TOFFOLO: Bondì, Lucietta.
ORSETTA: Sior màmara, còssa sèmio nu altre?
TOFFOLO: Se avrè pasenzia, ve saluderò anca vu altre.
CHECCA: (DA Sè) Anca Tòffolo me piaseràve
PASQUA: Còss’è, putto? No laorè ancùo?
TOFFOLO: Ho laorà fin adesso. So stà col battelo sotto marina aCargare de’ fenocchj: i ho portài a Bròndolo al corrier de Ferra, eHo chiappà la zornada.
LUCIETTA: Ne paghèu gnente?
TOFFOLO: Sì ben; comandè.
CHECCA: (o Orsetta) Uh! Senti, che sfazzada?
TOFFOLO: Aspettè. (chiama) Oe, zacche barucche.
CANOCCHIA: (con una tavola, con sopra vari pezzi di zuccaGialla cotta) Comandè, paron.
TOFFOLO: Lassè veder.
CANOCCHIA: Adesso: varè, la xè vegnua fora de forno.
TOFFOLO: Volèu, Lucietta? (le offerisce un pezzo di zucca)
LUCIETTA: Si bèn, dè qua.
TOFFOLO: E vu, donna Pasqua, volèu?
PASQUA: De diana! La me piase tanto la zucca barucca! Démene un pezzo.
TOFFOLO: Tolé. No la mangné, Lucietta?
LUCIETTA: La scotta. Aspetto,che la se giazze.
CHECCA: Oe, bara  Canocchia.
CANOCCHIA: So qua.
CHECCA: Démene anca a mì un bezze.
TOFFOLO: So qua mì; ve la pagherò mì.
CHECCA: Sior no, no vòggio.
TOFFOLO: Mo per còssa?
CHECCA: Perché no me degno.
TOFFOLO: S’ha degnà Lucietta.
CHECCA: Sì ,sì, Lucietta xé degnevole, la se segna de tutto.
LUCIATTA: Coss’è, siòra? Ve ne avèu  per mal, perché so stada la prima mi?
CHECCA: Mì co vù, siora, no me n’impazzo. E mì no tògo gnénte da nissùn.
LUCIETTA: E mì cossa tòghio?
CHECCA: Siora sì, avé tolto anca i trogoli dal putto donzelo de  bare Losco.
LUCIETTA: Mì? Busiàra!
PASQUA: A monte.
LIBERA: A monte, a monte.
CANOCCHIA: Gh’è nessun che vòggia altro?
TOFFOLO: Andé a bon  viazo.
CANOCCHIA: (gridando parte) Zucca barucca, barucca calda.

FILASTROCCA DI CENERENTOLA

E DELLA DOLCE CUCURBITA

di Gianfranco Pagliarulo

C’era una volta qualcosa. Non era un’albicocca.
Stava nell’orto, ma un giorno la vide lì una mucca,
“Non la conosco; – lei disse – sembra quasi una bacca.
A guardar meglio, in effetti, non ci capisco un’acca!”.
Poi se ne andò. Vicino c’era una grossa zecca
che vide lo strano ortaggio, pensando “un po’ mi secca,
ma non è roba per me; non entra nella mia bocca”.
Passava nei pressi un corvo; s’illuse:“Ora si becca!”,
ed in effetti beccava, però fece cilecca,
perché la buccia era dura, invece d’esser fiacca.
Giunse poi Cenerentola; certo, non era ricca;
non oro né argento, ma, al più, aveva piombo e alpacca,
invece la sua matrigna, cattiva e un poco sciocca,
viveva fra sfarzi ed agi, ma batteva la fiacca.
Scendeva lenta la neve, e fiocca che ti fiocca,
dal cielo venne una fata, davvero un po’ bislacca,
con ali, bacchetta, ombrello, ed una stramba giacca.
“Salagadula”! – diceva – io adesso per ripicca
contro la brutta matrigna e contro la sua cricca,
che gode nel lusso mentre tu rimani pitocca,
cambio l’oggetto in un altro che proprio non ci azzecca!”.
E trasformò in carrozza la cosa ch’era… una zucca!
Ecco il segreto della dolce cucurbita, e stecca
chiunque dimentichi o ignori questa filastrocca.
La filastrocca è composta da versi di 15 sillabe, cosa non
frequente, ma opportuna per conferire ai versi una cadenza un
po’ “magica”. L’unica rima ammessa deve essere in cca, mentre è
irrilevante la vocale precedente. Può essere – ed è – A, E, I, O, U.
Zecca - Piccolo parassita appartenente a varie specie di acari che si attacca ai
mammiferi, umani ed animali, per succhiarne il sangue.
Alpacca - Lega di rame, zinco e nichelio di colore e lucentezza simile
all'argento, usata soprattutto per posate da tavola.
Salagadula - E’ una delle parole magiche della fata di Cenerentola. Ecco l’intero
brano tratto dalla favola: “La fata agitò la sua bacchetta magica verso di essa,
e cantò: “Salagadula, mencica bula, bibbidi-bobbidi-bu....”; la zucca si alzò
lentamente sul fusto, mentre i viticci arrotolandosi si trasformarono in ruote:
in un attimo diventò una stupenda carrozza”.

Cucurbita - Nome solenne o scherzoso della zucca (dal nome della Famiglia botanica a cui appartiene, quella delle Cucurbitacee).

La fata della fiaba di Cenerentola aveva intravisto nella zucca qualcosa di regale, visto che la sceglie per tramutarla in una splendida carrozza, forse anche per la foglie cuoriformi e per la dolcezza mielosa di alcune specie.

Zucca e Musica

maracas di zucca

Fin dall’inizio della vita dell’uomo sulla terra, per rappresentare le sue vicende quotidiane, dipingeva sulle pareti della sua caverna, ma è stato scoperto che oltre a dipingere, l’uomo preistorico sapeva anche suonare.

Per chi volesse ripercorrere la storia della musica sin dall’origine, tra le tante sorprese avrà quella di imbattersi nella nostra amata zucca. Infatti veniva usata come cassa armonica in strumenti a corda colpita o pizzicata.

Le zucche spopolano anche negli strumenti a fiato e in quelli a percussione, basti pensare alle maracas primitive che non erano altro che zucche riempite di sassolini. In India, gli incantatori di serpenti sanno trarre le loro strane melodie soffiando dentro una piccola zucca vuota.

Anche in Giappone e Cina la musica creata con la zucca è molto ascoltata, ma è il continente africano a detenere il primato degli strumenti musicali costruiti con la zucca.

Un altro strumento dai suoni indescrivibili è il tamburo ad acqua. Molto diffusi sono anche gli xilofoni, ad esempio, nello Zaire è diffuso il Manza a cinque tasti, fissati, da cordicelle, sopra a cinque zucche aperte.

Le bacchette di legno invece, sono realizzate in caucciù.

A Canda, in provincia di Rovigo, l’assessore alla cultura e all’agricoltura, ha organizzato un concerto dove i musicisti del prestigioso Conservatorio di Rovigo, si esibiranno suonando testi di Mozart, ma cercando di unire la musica alla zucca. L’obiettivo infatti, è di mettere insieme due mondi apparentemente lontani, creando un connubio fecondo alla riscoperta delle nostre tradizioni e radici. È sorprendente come questa semplice cucurbitacea, possa saziare il nostro appetito e farci rilassare con i melodiosi suoni che da essa si possono emettere.

Fonte: “ La Zucca” di Morganti Paolo-Nardo Chiara

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