Il Delta tra Storia, Miti e Leggende

Un itinerario della mente, del gusto, dell’arte, della storia, della tradizione, della cultura, della vita all’aria aperta, strettamente legata al territorio,  che ci porta a viaggiare lungo le rive del “ grande fiume”, il Po, questo vuole essere il  nostro lavoro. Nel suo lungo fluire, il fiume racconta la sua storia, le sue rive e la sua gente, dandoci da sempre l’immagine di un territorio rurale e lagunare orgoglioso della sua semplicità e quotidianità, ambizioso di essere tale senza l’invidia della “città”. Nel basso Polesine si passa dal paesaggio al personaggio mitologico, storico, politico con estrema facilità. Da un “ mare di grano”, di pescatori e di contadini, si passa facilmente all’aperto e sornione mar Adriatico, Il Po è come il fiume greco Meandro, tanto “pigro” e tanto “abbondante” da dimenticarsi, quasi, di essere il fiume più importante d’Italia e di portare l’acqua al mare. Proprio dal territorio pianeggiante attraversato dal “grande” fiume, dove “l’antico” si addormenta, o meglio, si “addomestica”, al moderno ha inizio il nostro viaggio.

II Delta del Po è un territorio costruito, nel corso dei millenni, dai sedimenti depositati dal nostro più grande fiume e ridistribuiti dall'azione del mare e del vento.
L'uomo, nel tempo, ha assunto nell’evoluzione del Delta un ruolo sempre maggiore, fino a divenirne il protagonista quando, quattro secoli fa, ha realizzato il taglio di Porto Viro, dal quale ha preso origine il Delta Moderno.
Oggi il suo compito è far riemergere, storia e natura di questo territorio. Fin dall'antichità molti geografi e studiosi di mitologia hanno identificato nel Po il leggendario Eridano, il fiume che la dea Teti generò allo sposo Oceano.

Si racconta che sulle sue sponde Eracle chiese alle ninfe la via per giungere al giardino delle Esperidi, dove crescevano alberi dai frutti d'oro.  Lo risalirono gli Argonauti nel loro periglioso viaggio di ritorno dal trafugamento del Vello d'oro.
La storia più bella e più nota, però, narra la tragica corsa attraverso la volta del cielo dello sfortunato Fetonte, figlio del Sole. Postosi alla guida del cocchio di fuoco, il giovane, un po' per avventatezza e un po' per imperizia, ben presto uscì dalla rotta tradizionale. Scendendo troppo in basso, incendiò le foreste e inaridì i fiumi, salendo troppo in alto, minacciò di avvampare il cielo. Già aveva preso fuoco la Via Lattea. Per evitare disastri peggiori, Giove colpì con il fulmine l'incauto auriga che cadde nell' Eridano, dove le sorelle, le Eliadi, lo piansero tanto che gli Dei impietositi le trasformarono in pioppi e le loro lacrime divennero ambra.

Il paesaggio del Delta tra Ottocento e Novecento
Bonifica e latifondo

L'azione dell'uomo nel Delta, tra Ottocento e Novecento, ha inciso profondamente sull'ambiente.
È in questi secoli che, dopo il “Taglio di Porto Viro”, il territorio ha registrato i più importanti cambiamenti. Nel 1827 il Po di Maistra è stato parzialmente chiuso. Fra il 1840 e il 1872 il ramo deltizio principale è stato il Po di Tolle, in seguito è divenuto più importante il Po di Pila. Cominciavano a prendere forma la nuova Sacca di Goro e la Sacca di Scardovari. Sono state prosciugate estese zone umide e gli antichi sistemi dunosi sono stati quasi del tutto spianati: tra le poche aree dunose superstiti le principali sono quelle delle Dune di Massenzatica, in provincia di Ferrara, e alcune tra Rosolina e Volto, nella provincia di Rovigo.

L'avvento delle macchine idrovore, dalla metà dell'Ottocento, ha impresso al territorio un radicale cambiamento; non più limitata dalle ridotte pendenze dei terreni e dei canali per lo scolo delle acque, la bonifica ha conquistato sempre nuove terre, a scapito del paesaggio. La bonifica meccanica ha comportato l'intervento di enormi capitali, di conseguenza sulle terre bonificate si è affermato il latifondo. Ne è derivata una campagna caratterizzata da grandi spazi dalla geometria regolare.

Dopo la Seconda Guerra Mondiale
Dopo la seconda guerra mondiale, nel Delta dominava ancora il latifondo e forti erano le tensioni sociali; lo Stato tentò di farvi fronte con una parziale Riforma Agraria. Effimera fu la locale risorsa metano, presto vanificata dalla subsidenza. L'esondazione del Po del 1951, anche se risparmiò il Delta, acuì lo squilibrio economico e sociale dell'area. La ricostruzione portò nuove iniziative, dapprima con capitale pubblico, poi privato.
Negli anni sessanta fu realizzata la nuova Via Romea.  Negli anni successivi, sull'onda del "miracolo economico" nazionale, si svilupparono i nuovi centri di turismo balneare, altre vie di comunicazione e altre attività, tra cui l'artigianato, nonché piccoli distretti industriali. Nel Delta si insediò la centrale termoelettrica di Porto Tolle.

Da circa 20 anni alla secolare attività di pesca in mare e in valle si è affiancata quella di allevamento dei molluschi.
Nel 1951 fu istituito l'Ente Delta Padano, con lo scopo di realizzare le nuove bonifiche, di frazionare parte del latifondo e introdurre al suo posto la piccola proprietà contadina a riscatto. Il territorio gestito dall'Ente interessava le province di Venezia, Rovigo, Ferrara e Ravenna.
Furono realizzate varie opere: strade, scuole, chiese, ambulatori e bonifiche. La riforma non riuscì a sradicare la disoccupazione dalle campagne, anzi peggiorò la condizione dei braccianti e la protesta sfociò nel 1954 in un grande sciopero.
Per decine di migliaia di persone l'emigrazione fu l'unica soluzione: il fenomeno, più che alle inondazioni del Po (quella vastissima del 1951 o quelle del 1957, 1960 e 1966 che colpirono solo il Delta) era legato alla situazione economica e sociale.

Significato simbolico del PESCE

simbolo del pesce

Utilizzato nella dieta fin dalla preistoria, poiché i primi insediamenti umani nacquero proprio nelle immediate vicinanze di mari o corsi d’acqua, il pesce è rappresentato in tutte le civiltà del bacino mediterraneo. L’abitudine di cibarsi di pesce infatti e antichissima; popoli di navigatori come egizi, fenici e cartaginesi ne consumavano in abbondanza così come greci, etruschi e romani che lo mangiavano in salamoia.

L’usanza di cibarsi di questo alimento continuò durante Medioevo e Rinascimento grazie alla possibilità di conservarlo sotto sale.
I pesci appaiono anche negli affreschi tombali egizi e nei mosaici romani di età imperiale.

Il termine “ ichtys”  di derivazione latina significa “ pesce “ ed è uno dei più antichi e importanti simboli religiosi del Cristianesimo. Il simbolo del pesce sterilizzato è formato da due curve che partono da uno stesso punto. Nelle prime religioni matriarcali, il pesce è simbolo della Dea Madre, che rappresentava il ventre femminile.

La religione matriarcale infatti è stata spesso considerata un “ culto della fertilità “ ; che comprende vita, morte e rinascita dell’intero universo. Nei credi pagani “ ichthys “ era figlio dell’antica Dea Atargatis conosciuta anche come Afrodite, Tirgata o Delfine.   
In certi credi non cristiani il pesce viene identificato con la reincarnazione e come forza di vita. In India si credeva che il pesce contenesse l’anima del defunto, e come rituale di fertilità veniva mangiato un particolare pesce nella credenza che l’anima si sarebbe reincarnata in un nuovo bambino.

Il legame alla fertilità e alla nascita era condiviso anche dai Celti e dalle altre culture pagane nel nord Europa.
Nel Cristianesimo il simbolo del pesce veniva utilizzato come segno di riconoscimento, infatti quando un cristiano incontrava uno straniero tracciava sulla sabbia uno degli archi che compongono il pesce , e se lo straniero completava il segno con un arco opposto significava che essi si riconoscevano come seguaci di Cristo e potevano fidarsi uno dell’altro.

Questa operazione veniva effettuata perché la croce era ormai conosciuta, e riconoscersi con essa significava esporsi troppo  a causa delle persecuzioni. Durante queste persecuzioni i primi cristiani crearono un acronimo per semplificare la parola latina “ ichthys “ , che significava “ Gesù Cristo figlio di Dio salvatore “.Le comunità Cristiane adottarono il simbolo del pesce per rievocare il brano evangelico in cui Gesù si rivolse a Simone dicendogli “ non temere; d’ora in poi sarai pescatore di uomini.

Un episodio evangelico dove il simbolo era famigliare ai cristiani è quello della moltiplicazione dei pani e dei pesci. Inoltre questa simbologia è visibile  in un affresco all’interno delle catacombe di San Callisto. Anche qui nelle catacombe è iniziata la simbologia del pesce in quanto veniva rappresentato nelle tombe assieme all’ancora simbolo di fede e speranza. Un altro episodio evangelico fu la pesca miracolosa, che avvenne quando Cristo risorse e mangiò i pesci con gli apostoli.

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