PIATTO VENETO
MA CHE GIUNGE DA LONTANO
IL MERLUZZO
È un pesce che popola in banchi numerosi le acque dell’Atlantico settentrionale, del Mare del Nord e del Baltico. Non essendo un pesce di casa nostra, del merluzzo fresco non ci sono ricette tradizionali e laddove qualcuna porti il suo nome si scopre che in realtà è fatta con il nasello. Importati da secoli dai mari del Nord, sia il baccalà sia lo stoccafisso, occupano invece un posto molto importate nelle cucine regionali.
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Un po’ di storia… Pare che buona parte della fama marinara dei vichinghi derivi dal merluzzo: fatto seccare, lo usavano per nutrirsi durante le lunghe traversate e anche come merce di scambio. Il veneziano, Pietro Querini, fece conoscere lo stoccafisso agli italiani. Naufragato alle isole Lofoten, in Norvegia, nel 1431, tornò a casa portando con sé il prezioso pesce, che incontrò subito notevoli consensi. Non è un caso, quindi, che ancor oggi fra le isole Lofoten e l’Italia esiste un florido commercio di merluzzo essiccato e di baccalà. Quasi il 90% dello stoccafisso prodotto alle Lofoten è esportato in Italia. |
| Stoccafisso Si ottiene facendo seccare il merluzzo decapitato ed sviscerato. Appeso su tralicci di legno, rimane esposto all’aria secca e gelida,da marzo a giugno, fino a quando diventa duro come il legno. Una volta ammollato, riguadagna le misure originali, raddoppiando di volume e triplicano di peso. Tra le numerose qualità di stoccafisso, la migliore è la “ragno”. Si acquista anche già ammollato. In cucina: perlopiù in umido, ma anche lessato, arrostito e fritto; 400-500 g da ammollare bastano per 4 persone. Il gusto è intenso e penetrante. |
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Baccalà Si ottiene dal merluzzo decapitato, eviscerato, aperto a libro, lavato e messo sotto sale, dove resterà per tre settimane. Può essere anche salato ed essiccato: in tal caso dopo la salatura è di nuovo lavato, poi essiccato a temperatura costante. Reidratato guadagna il 50-60% del suo peso. Si può trovare da acquistare anche già dissalato. In cucina: perlopiù in umido e lessato, ma anche arrostito e fritto; 500-600 g da dissalare bastano per 4 persone. Il gusto è meno pungente dello stoccafisso e più vicino a quello del pesce fresco. |
Come si pulisce lo stoccafisso?
Sfibrare lo stoccafisso con un pestello(operazione necessaria se si vuole una polpa molto cedevole), quindi lasciarlo in ammollo in acqua da 3 a 6 giorni, secondo la taglia, cambiando spesso l’acqua. Ad ammollo concluso, lo stoccafisso è pronto per essere “tolettato”.
Come si dissala il baccalà?
Tagliare il baccalà in tranci e porlo in una bacinella con acqua, spazzolare via il sale e cambiare l’acqua. In base alla grandezza e allo spessore dei tranci, lasciarlo a bagno da 12 a 36 ore. Ce ne vogliono 48 per le baffe intere.
Durante l’ammollo cambiare spesso l’acqua, anche ogni ora o due.
Per verificare che il baccalà sia ben dissalato, assaggiare un pezzo di polpa: deve essere insipida. Un ammollo finale nel latte per 2-3 ore lo renderà più dolce.
Come si prepara lo stoccafisso mantecato?
Per preparare il “baccalà alla veneziana” lessare per 30’ un filetto di stoccafisso già ammollato non spellato e tagliato a pezzi con un ciuffo di prezzemolo, una cipolla divisa in due e tre spicchi di aglio; al termine della cottura spegnere e far raffreddare nell’acqua.
Scolare quindi il pesce, liberarlo da pelle e spine, sfaldarlo e frullarne 250g con circa 230g di olio extravergine di oliva ottenendo una crema. Condire in fine con sale e pepe.
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