Il Parco Regionale
 

I crescenti problemi ecologici e ambientali hanno spinto, sul finire degli anni Ottanta, verso una maggiore presa di coscienza dell'importanza della salvaguardia della natura. Si è quindi provveduto ad individuare le aree di maggior pregio ambientale, definendo le misure atte a tutelarle.

Parco regionale del Delta del Po Veneto
 
parco regionale Si estende per 786 km² dal Po di Goro fino al fiume Adige e comprende 9 comuni della provincia di Rovigo con una popolazione, all'interno dei limiti del parco, di circa 73.000 abitanti. La di zona protetta ha una superficie di 120 km² .  La formazione del territorio del Delta, su cui oggi sorge il parco, è dovuta al progressivo deposito di sedimenti che, sul lungo periodo, ha determinato all'avanzamento progressivo della linea di costa. Si tratta quindi di terreni geologicamente "nuovi".

Il parco del delta del Po possiede la più vasta estensione di zona umida protetta d'Italia. La flora e la fauna sono varie al punto di contare circa un migliaio di specie diverse. In particolare, è notevole la fauna con più di 400 specie diverse, tra mammiferi, rettili, anfibi e pesci.

Il delta del Po è stato dichiarato Patrimonio dell’umanità dall’Unesco, per il suo interesse storico e naturalistico. Proprio perché non è solo un'area paesaggistica, ma è anche un territorio di interesse economico, esso pone delle problematiche specifiche di conservazione e tutela. Il suo territorio è, infatti, sottoposto a forti interessi economici: ricordiamo, ad esempio, la presenza al suo interno di vaste zona dedicate alla pesca, alla piscicoltura e acquacultura , all’agricoltura, alla caccia, nonché di un importante sito di produzione energetica (Centrale termoelettrica di Polesine Camerini).

Una problematica attuale: “I PESCI DEL PO  CAMBIANO SESSO a causa dell’ INQUINAMENTO”

Il delta del Po è oggi caratterizzato da alcune importanti problematiche; alcune hanno origine naturale, altre sono state innescate o accelerate dall’azione dell’uomo.
Le più importanti sono:
la subsidenza artificiale, causata dal drenaggio forzato delle acque superficiali e dalla falda, connesso con le attività di bonifica ed agricoltura ma anche dallo sfruttamento di acquiferi più profondi, come nel caso dell’estrazione di acque metanifere da giacimenti quaternari effettuata fra il 1938 e il 1963;

la riduzione del trasporto solido dei fiumi e la conseguente erosione delle spiagge.
Già alla fine degli anni ’40 il delta del Po aveva smesso di crescere.
Questi fenomeni hanno anche determinato, negli ultimi anni, l’innalzamento delle acque salmastre nelle falde acquifere e una maggior risalita del cuneo salino lungo i fiumi.

La storia del Polesine in buona sostanza si sovrappone all’evoluzione del corso del grande fiume Po nel suo sbocco verso il mare Adriatico, con la creazione del cuneo deltizio come ora lo conosciamo.
Negli ultimi anni un’altra emergenza è data dall’inquinamento atmosferico e delle falde acquifere apportato dagli scarichi industriali.
Tale problema ha generato modificazioni genetiche nelle diverse specie di pesci che popolano il delta per esempio barbi, carpe, cavedani, i pesci che popolano le acque del nostro Po cambiano sesso:i maschi diventano femmine, a causa delle stesse sostanze inquinanti. Questo fatto o fenomeno come vogliamo chiamarlo, è stato osservato da alcuni ricercatori  che hanno seguito il caso.

Lo studio fatto dall’ Istituto di ricerca sulle acque del Cnr, ha evidenziato la presenza di diversi esemplari di pesci con gonadi intersessuali, cioè maschili e femminili; molti studi si sono concentrati su cause, dimensioni e conseguenze del fenomeno.
Lungo la parte centrale del Po sono stati ritrovati numerosi pesci con queste malformazioni, soprattutto a valle dell’immissione del Lambro, che trasporta sostanze inquinanti al maggiore fiume italiano, il Po.
È stato dimostrato che gli affluenti di scarico di origine urbana ed industriale sono, per le acque superficiali, fonte di inquinamento capaci di alterare le normali funzioni del sistema endocrino degli invertebrati.

Tra gli interferenti endocrini di origine naturale ci sono i nostri stessi ormoni, che quotidianamente vengono escreti con feci e urine insieme agli altri residui del nostro metabolismo; più numerosi invece sono gli interferenti endocrini che trovano impiego in industria e in agricoltura, come per esempio i pesticidi.

Il risultato di tutto ciò è che le comunità ittiche sono esposte a diverse sostanze chimiche che ne alterano il sistema endocrino.
Gli interferenti endocrini immessi nei corsi d’acqua possono essere trasportati in poche ore per decine di chilometri; inoltre alcuni di questi inquinanti, se restano per lungo tempo in condizioni senza ossigeno, possono accumularsi nei sedimenti costituendo una contaminazione degli ambienti acquatici, ancora attiva e disponibile.

Quando un pesce è esposto a queste sostanze alcuni dei suoi organi subiscono alterazioni alle concentrazioni applicate.
Alla luce degli studi svolti sia in laboratorio che in campo, a seguito dei primi ritrovamenti di esemplari intersessuali,è ragionevole affermare che l alterazione delle gonadi più comune sia quella di femminilizzazione  e cioè di esemplari di sesso maschile il cui testicolo subisce una trasformazione ad ovario.

Questa trasformazione può essere estesa o completa; gli esemplari pescati nel Po sarebbero quindi maschi femminilizzati.
Le alterazioni di questa natura possono mettere a rischio la sopravvivenza dell’intera popolazione di una data  specie, tanto più se, come avviene comunemente nei grandi fiumi quale il Po, le cause di danno sono molteplici.

Per informarsi

I.P.S.S.A.R.
Istituto Alberghiero di Adria
via Aldo Moro 1 45011 ADRIA (RO)
Tel. 0426900220/221
Fax 0426900866


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