Cenni storici
Il Maiale costituisce, da circa 6000 anni, uno degli animali, più interessanti per quanto riguarda l’alimentazione umana.
Già i Romani ne avevano introdotto l’allevamento brado sfruttandone le possibilità alimentari.
Durante il medioevo, a fronte di molti terreni lasciati incolti, l’allevamento del maiale, accompagnato dalla presenza di molti querceti, ne favorì ulteriormente l’allevamento soprattutto da parte dei monasteri. Le razze erano quelle autoctone, che quindi impiegavano diversi mesi per raggiungere la grandezza utile per la macellazione. Accanto a questa situazione, in età moderna, con la messa a coltura di molte zone prima lasciate incolte, si presentò, a partire dal1700, la necessità di allevare maiali che potessero essere nutriti in sedi stabili, cioè in porcili. Questo ha portato alla introduzione di razze provenienti dal nord Europa, di colore roseo, che nell’arco di circa 10/12 mesi potevano raggiungere il peso di circa 150/200 kg.
Circa sessant’anni fa , tra le famiglie povere che vivevano nelle campagne polesane , solo poche riuscivano a permettersi di allevare almeno uno o due maiali per il consumo casalingo .
Questo animale rappresentava il nutrimento più importante utilizzato durante l’inverno perché ricco di grassi .
Si utilizzava tutto dell’animale .Lo si ammazzava a fine estate e la parte che veniva consumata per prima era il sangue .
In seguito venivano prodotti salami,cotechini e pancette,insaccati con le budella dell’animale stesso .
I cibo ricavato dal maiale veniva consumato seguendo un ordine :
sangue , trippa , salami , pancette e , per ultimi , i cotechini .
Cenni letterari
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A destra troviamo Gianni Sparapan |
In un libro , scritto in dialetto , di Gianni Sparapan , “ El Bonbasin “ , in un brano di un racconto intitolato “ I codeghini dela Jijòta “ , l’autore parla in modo comico della “Jijiòta” , un concorso tenuto sotto Natale in Basso Polesine al quale partecipano concorrenti di varie località e che prevede la premiazione del cotechino più buono . L’autore fa facilmente intuire che questo concorso è ritenuto un evento gioioso nel quale ai cotechini vengono abbinati “ vino , fagioli in pota-cin “ , giardiniera , purè e altri contorni . L’autore ritornerà poi sull’argomento in un racconto contenuto in un’altra raccolta , La Bianchina” , intitolato El Bosegato |
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Ma l’autore che meglio ha saputo cogliere , attraverso la poesia il momento topico nel rapporto uomo-animale è stato Livio Rizzi nel componimento Morte del Bosegato: Tristo,sbasio, i oci come el giazzo Dentro la sporta un sbatociar de feri L’aqua xe pronta e la famiglia in sagra; Nando mazzin se impirola i mustaci, Sul fogolaro, Menega la magra, |
“Tutte le poesie” di Livio Rizzi |
Ma il maiale non moriva senza lasciare un testamento di sé. Già fra il 339 e il 402 D.C. compare un Testamentum Porcelli ma è nel 1600 che abbiamo, ad opera di Vincenzo Tanara, Il Testamento del Porco nel quale,appunto il maiale, rivendica il completo uso delle proprie parti:
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1.Poi che sono già ingrassato. 2.Onde pria del tristo evento. 3. D’essere dunque seppellito 4.Poi facendomi ai Legati 5. A’ librari si presenti, 6.A’ miei cari Ebrei poi lascio, 7.Per lo Scarpe usino queste, 8.Gli altri pel i bei pennelli 9.A chi vuol mondare il grano |
10.Di chi fa Stucco e Sapone 11.Così pure a oncia a oncia 12. Achi fa Candele poi 13. Di mie Ossa ne destino 14. Anzi voglio ch’esso n’abbia 15. Alla rustica mia Gente, 16. Quando lor nulla lasciassi. 17. Il mio Fiel: con aspra offesa 18. Atto è pur a chi s’arresta |
19. Aimpinguar vieppiù lor terra, 20. Finalmente agli Alchimisti 21. Di ammasar roba pensando 22. Per mio Erede poi dichiaro 23. Quell’ Economo, che in Villa, 24.Ma vi passa per vedere, 25.Si dispongo. Ora da un tale |
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